Cartucce Affrancatrici

Bufale e COVID19

L’emergenza Covid 19 ha esasperato la propagazione delle bufale. La task force contro le fake news, studia i meccanismi del fenomeno per capire come trovare l’antidoto giusto.

Cartucce Ecosostenibili A Prova di Bufala  >> Vai al Catalogo

La salute è uno degli argomenti preferiti da chi diffonde notizie false. Un fenomeno che oggi, con l’emergenza coronavirus, ha assunto proporzioni preoccupanti, al punto da mettere in allarme la stessa Organizzazione mondiale della sanità.
Non a caso è stato creato il termine “infodemia”: una situazione di caos informativo in cui le notizie, in gran parte false o non verificate, si propagano senza controllo soprattutto attraverso i social network (ma non solo), provocando
danni gravi alla tenuta sociale e alla fiducia dei cittadini in chi sta gestendo la crisi.

Per questo motivo nel 2020 il Governo ha riunito in una task force “antibufala” alcuni esperti. Le loro competenze hanno elaborato un algoritmo in grado di prevedere con un certo grado di precisione i temi più allettanti per i complottisti dei social network.

Il gruppo di lavoro “antibufala” da supporto alle istituzioni affinché migliorino la loro comunicazione legata all’emergenza.  C’è la convinzione che il modo migliore per arginare la diffusione di falsità non sia quello di sfatare le singole bufale, bensì quello di diffondere buona informazione togliendo spazio a quella cattiva.

La diffusione è virale
Sono soprattutto i social network, incluso Whatsapp, che nel periodo Covid hanno reso virali le notizie infondate. Arriva un messaggino e subito si condivide, senza pensarci troppo.

Purtroppo la diffusione delle notizie avviene con meccanismi molto particolari. Sebbene in rete si trovino tantissime informazioni diverse, tendiamo sempre a cercare e condividere quelle che confermano i nostri preconcetti.

Le false notizie rafforzano e diffondono le nostre convinzioni, senza verificarle. La situazione di incertezza, la paura e preoccupazione sono basi potenti su cui fanno leva le fake news.

Un altro aspetto inquietante è la velocità con cui viaggiano queste notizie.

Si è cercato anche di calcolare il ritmo di diffusione delle notizie legate al coronavirus. Per farlo, è stato applicato all’informazione lo stesso parametro usato dagli epidemiologi per calcolare l’infettività di una malattia (il cosiddetto R0).

Si è ricercato il numero medio di persone che una notizia sul coronavirus avendo conferma che l’indice aveva un valore critico su tutte le piattaforme online.

Gli studi hanno evidenziato che quando le grandi piattaforme mettevano in atto misure per limitare la propagazione delle fake news, magari bloccando alcuni utenti, queste si trasferivano e amplificavano su piattaforme minori più difficili da monitorare. In pratica le persone in cerca di quei determinati contenuti si sono semplicemente spostate altrove.

Comportamenti virtuosi
Qual è, allora, il modo più efficace per arginare la diffusione delle bufale?
Bisogna lavorare per dare gli strumenti critici ai cittadini, cercare di spiegare nel modo migliore la situazione, anche se incerta, e rendere pervasiva l’informazione di qualità.

Peraltro l’Istituto superiore di sanità ha diramato una sorta di vademecum per limitare la propagazione di bufale. Tra i punti più significativi c’è quello di rompere le catene di passaparola, non condividendo nulla di cui non si conosca
l’affidabilità della fonte, soprattutto se la notizia che circola è troppo buona o troppo cattiva per essere vera.