Cartucce Affrancatrici

Biodegradabile, Compostabile o Riciclabile

C’è un proliferare di etichette “biodegradabile” nei prodotti di consumo che acquistiamo. Non è però inconsueto che dietro al termine biodegradabile di green washing aziendale, si celi una manovra di facciata che ha poco a che fare con concreto impegno verde.

Il dubbio è sotto gli occhi dei consumatori: su tanti articoli di consumo (dall’igiene personale, alla pulizia della casa). In parte una spiegazione sta nel fatto che negli ultimi anni sono state adottate politiche per limitare l’uso della plastica e così il mercato si è orientato verso soluzioni alternative.
Grazie alla recente direttiva europea sui prodotti monouso, molta plastica è stata sostituita da materiali come la bioplastica e la carta. L’obiettivo è limitare l’impatto dannoso dei rifiuti. Tuttavia, il vero significato di queste definizioni green è spesso ancora tenebroso, anche perché non tutte le aziende aiutano a guidarci verso uno smaltimento corretto.

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Cartucce per Affrancatrici Riciclabili Ecosostenibili
La maggior parte delle cartucce da stampa esauste, possono essere riutilizzare in un nuovo ciclo di produzione. Non fanno eccezione le cartucce per affrancatrici postali a fine vita.
Parliamo ad esempio di neopost, quadient, PostBase che in alternativa allo smaltimento possono essere inviate ai nostri laboratori e candidarsi alla rigenerazione professionale. I vantaggi del riciclo sono molteplici e premiamo il lavoro di gruppo ecosostenibile. Chi invia le cartucce esauste ai nostri laboratori, ha diritto ad un gettone di permuta che si trasforma in sconto sul successivo acquisto. I nostri tecnici di produzione capitalizzano le cartucce esauste, rigenerando la parte inchiostrante e ripristinando le componenti elettroniche. Evitando di produrre una cartuccia da zero, tendiamo una mano all’ambiente, risparmiamo materie prime e limitiamo le emissioni nocive.

Biodegradabile e compostabile
Le parole sono rilevanti, anche quando si tratta di ecosistema. “Biodegradabile” e “compostabile” non sono equivalenti. Un materiale compostabile è anche biodegradabile, ma un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile, né ecosostenibile. Il materiale biodegradabile si decompone fino al 91%, ma servono oltre sei mesi e particolari condizioni ambientali; quello compostabile si degrada per intero senza lasciare residui, in tempi più brevi e dopo il trattamento in impianto industriale può essere riciclato come fertilizzante naturale producendo anche biometano, una fonte di energia rinnovabile. Ecco perché la raccolta dell’umido ha un valore strategico anche dal punto di vista energetico.

Non deve essere una rèclame
Siamo portati a pensare che tutto ciò che è biodegradabile si possa decomporre senza conseguenze, ma non è così. Un materiale classificato come biodegradabile non ha sempre un basso impatto ambientale, anzi: spesso alcuni prodotti devono essere sottoposti a processi di smaltimento industriale che producono emissioni inquinanti e in ogni caso non si degradano in natura in tempi brevi, né senza conseguenze sull’ambiente. Ecco perché la dicitura “biodegradabile” se non è accompagnata da informazioni sul corretto smaltimento è ingannevole. I cittadini sono le prime vittime di questo meccanismo distorto, che li induce in errore e che purtroppo comporta costi aggiuntivi per gli impianti di compostaggio, costretti a selezionare gli scarti indesiderati che finiscono inopportunamente nell’umido (quasi tutte plastiche) e mandarli negli inceneritori.

Al contrario, i consumatori vanno aiutati e riciclare deve essere facile. Serve una comunicazione intuibile, anche in fase di acquisto. Se “biodegradabile” diventa uno slogan significa che c’è una distorsione del mercato, che attribuisce alla biodegradabilità più valore di quello che ha. Basta guardare i tanti articoli che riportano la scritta “biodegradabile” senza specificare dove vanno buttati.

Come si fa a distinguere i materiali compostabili da quelli che invece cercano solo di farlo credere? Perché un materiale sia compostabile serve che sia biodegradabile, ma non basta; deve riportare indicazioni specifiche: certificazione e istruzioni per lo smaltimento.