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Metalli rari, lato ambiguo della transizione energetica

Per entrare nella nuova era, dovremo abbandonare i combustibili fossili. Allo stesso tempo avremo sempre più bisogno di nuove materie prime che si trovano nel sottosuolo.

Parliamo del futuro della transizione energetica. Una rivoluzione verde che ha davanti a sé una strada lunga con un cammino non privi di ostacoli.

Le terre rare sono fondamentali per la transizione ecologica, ma anche per la digitalizzazione ed la robotizzazione. Sono 15 i minerali fondamentali per tutte le nuove tecnologie. Erbio, Lutezio, Samario, Cerio e così via. Tutti questi sono metalli essenziali per semiconduttori,  microchip delle cartucce per affrancatrici,  magneti, catalizzatori, batterie, elettronica dei magneti delle pale eoliche e poi ancora tutte le nuove sofisticate tecnologie, robotica inclusa.

C’è molto da fare e ci vorrà tempo, lungimiranza e equilibrio.

A che prezzo per l’ambiente e quanta disponibilità c’è di terre rare
Sebbene questi minerali siano abbondanti sul pianeta è assai difficile trovare giacimenti dove ne siano presenti alte concentrazioni. Il processo di estrazione è comunque parecchio impegnativo e costoso. Di conseguenza lo sfruttamento tende a concentrarsi in filoni dove i 15 elementi sono presenti in quantità significative.

Si estraggono ingenti quantità di terreno, si separano la sabbia, materiali impuri e si avvia il processo di trattamento dei minerali che necessita però di elevatissime quantità di acqua. Possono essere necessari fino a 200 m³ di acqua per 1 tonnellata di materiale. Purtroppo il trattamento non tralascia alcuni effetti collaterali negativi per il pianeta.

I preziosi materiali servono però al progresso del mondo, in ambito militare, aerospaziale, auto elettriche,  fibre ottiche e smartphone.

Ci sono in ballo equilibri a livello geopolitico che propendono per chi in mano il mercato delle terre rare.

Quali sono i Paesi che ne hanno di più e che possono dettare l’agenda politica e sociale economica

La Cina è il primo produttore al mondo con il 37% delle riserve stimate, subito dopo ci sono gli Stati Uniti con un 12% ed il Myanmar con un 10% mentre un altro 10% arriva dall’Australia.

La Cina è assolutamente il campione distruttivo. Essendo il primo produttore di semiconduttore pannelli solari e di tantissime tecnologie la transizione energetica per il rinnovabile e per tutte le tecnologie digitali.

Il Congo è uno dei bacini più importanti del continente africano. Seguono Madagascar, Mozambico e Malawi. La problematica principale in questi Paesi è che l’estrazione spesso avviene sfruttando lavoro il lavoro minorile. Ci sono altri gravi impatti che conseguono l’estrazione mineraria, i quali pesano non poco sulle popolazioni locali. La percolazione di sostanze tossiche acide nelle acque che poi vengono consumate bevute della popolazione locale nelle aree circostanti delle miniere, le quali molto spesso non beneficiano dei proventi della stazione di queste materie.

L’Europa dal canto suo vorrebbe trovare dei giacimenti interni per non dipendere dalla Cina e dalle importazioni extra europee. Ci sono molti appetiti sulla Groenlandia perché questo Paese è ricchissimo di terre rare, ma le condizioni climatiche rendono l’impresa ancora più difficile. L’idea di sfruttare i giacimenti in Bosnia si è al momento arenata per le contrapposizioni della popolazione locale.

Esiste un mercato legale ufficiale delle terre rare come funziona questo mercato?
Esistono società estrattive che operano la rispetto dei diritti dei lavoratori minerarie e che svolgono i processi distruttivi nel rispetto delle leggi vigenti nel Paese e nel rispetto dei diritti dei lavoratori.  E’ quindi possibile rifornirsi di questi materiali estratti sostenibilmente. Bisogna però considerare che quando i preziosi minerali provengono dai paesi africani, non è del tutto impossibile che in fase commerciale non si possano aggirare le normative europee.

L’Europa ha però come ricchezza il recupero e riciclo di questi metalli. L’economia circolare delle terre rare è fondamentale per acquisire un controllo di queste risorse. Sarebbe opportuno ottimizzare la raccolta ed il riciclo di tutti quei componenti che le contengono che le impiegano: cellulari, pannelli, fotovoltaici, batterie delle auto elettriche. Nel processo di conversione si impiegano e tecnologie all’avanguardia in grado di riciclare in maniera equa e efficiente questi componenti.

Nuove sfide quindi per la sostenibilità ambientale. Anche per la sicurezza economica.

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